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 Il 5 giugno 2025 ho avuto il piacere di presiedere l’evento Patrimondo Live – Pianificazione Finanziaria …questa sconosciuta, che ha rappresentato un’occasione per riflettere pubblicamente su uno dei grandi nodi irrisolti dell’economia italiana: l’educazione finanziaria. 

L’Italia, pur essendo tra le maggiori economie al mondo, resta fanalino di coda in Europa per comprensione dei concetti finanziari.

Solo il 37% degli italiani riesce a orientarsi con competenza in questo ambito, contro una media UE del 52%.
Questo dato riflette una realtà che incontro ogni giorno nel mio lavoro, parlando con famiglie, professionisti e imprenditori che faticano a costruire una visione chiara del proprio futuro economico. 

Uno degli aspetti più critici emersi durante l’evento riguarda l’allocazione della ricchezza delle famiglie italiane.
Oltre due terzi del patrimonio è concentrato in beni non finanziari, soprattutto immobili (le abitazioni rappresentano il 48% dei beni complessivi).

Eppure, ben il 53% delle persone ha dovuto attingere ai propri risparmi per coprire le spese sanitarie. Un paradosso che rivela quanto la nostra cultura finanziaria sia ancorata più alla proprietà che alla pianificazione. 

Abbiamo parlato anche di liquidità “parcheggiata”: oltre 1.500 miliardi di euro fermi nei conti correnti. Denaro che, non essendo investito o pianificato, rappresenta un enorme costo opportunità. 

Studi ed esperienze sul campo mostrano che le persone raramente identificano con precisione i loro bisogni finanziari. Molti italiani si concentrano sul presente, ignorando problemi futuri noti ma sottovalutati: pensioni, assistenza, autosufficienza, protezione del proprio capitale umano.

Ma pianificare non significa semplicemente investire. È molto di più. Significa mettere ordine tra i propri obiettivi, riconoscere i rischi, definire strategie, scegliere consapevolmente. 

Uno degli errori più comuni che ho voluto sottolineare è quello emotivo. I mercati non hanno emozioni, ma noi sì. Overconfidence, home bias, avversione alle perdite, condizionamenti esterni: sono tutte trappole mentali che ci allontanano dai nostri obiettivi. 

Durante Patrimondo Live ho voluto ribadire un concetto in cui credo profondamente: il consulente patrimoniale non è un venditore di prodotti finanziari, ma un alleato nel tempo. Un punto di riferimento che affianca il cliente nei momenti chiave della vita.

Non solo per rispondere a “quanto rende questo investimento?”, ma per dare concretezza a domande più profonde e utili come: “Cosa accadrebbe alla mia famiglia se io oggi non ci fossi più?” oppure “Se un giorno non fossi autosufficiente, chi si prenderà cura di me e con quali risorse?” 

Credo che la vera consulenza patrimoniale sia un percorso, non un prodotto. È ascolto, educazione, strategia.
E sono convinto che più italiani inizieranno a vedere la pianificazione finanziaria non come un lusso per pochi, ma come una necessità per tutti. 

È tempo di cominciare a chiedersi: “Qual è il valore del mio capitale umano?”, “Cosa posso fare oggi per vivere meglio domani?”.

Le risposte, se si ha il coraggio di cercarle, possono cambiare il futuro.